«C’è un bambino, nel mio sogno. Sempre lo stesso, con i capelli lisci separati da una riga perfetta, al centro della testa.»
«E cosa fa?»
«Gioca sul tappeto. Tiene fra le mani una di quelle bambole di legno che s’incastrano tra loro, una dentro l’altra… non ricordo come si chiamano.»
«Una matrioska?»
«Esatto, dottore. Una matrioska. Rossa e gialla. Ma gli occhi sono azzurri.»
«Gli occhi di chi?»
«Della bambola. Anche quelli della donna, in verità.»
«C’è una donna, nel sogno?»
«Dietro al bambino, seduta su una poltrona di velluto verde. È molto attraente. Ha i capelli biondi e… questi occhi azzurri profondi come il mare. Deve fare caldo.»
«Da cosa lo deduce?»
«Lei si rinfresca con un ventaglio. Adesso che ci penso, è anch’esso di colore azzurro. E ha delle rose rosse disegnate tra le pieghe. Lo agita piuttosto velocemente, ma riesco lo stesso a distinguerle.»
«Cos’altro può dire di questa donna?»
«Lei sembra… sembra nervosa. Si ferma solo quando arriva l’uomo in gilet.»
«L’uomo in gilet, certo. Mi parli di lui.»
«È l’ultimo a entrare in scena. Mi colpiscono i suoi baffi, ogni volta… gli occhi, invece, non riesco a osservarli, per quanto io mi sforzi… sono distratto dall’orologio. Lui…»
«Prosegua.»
«Lo estrae dal taschino, deciso, e lo fissa a lungo. Poi il suo sguardo si sposta sulla donna seduta in poltrona. La catenella oscilla qualche istante prima che lui dica…»
«Che cosa?»
«Quelle parole. Sempre le stesse.»
«Può ripeterle?»
«È ora. Dice sempre così.»
«Nessuna variazione?»
«Nessuna, dottore.»
«D’accordo. E poi?»
«Poi è tutto nero, uguale alle altre volte. Come se fosse calato improvvisamente il sipario. Ma dalla mia poltroncina, in teatro, posso udire ancora cosa avviene sul palco.»
«E cosa sente?»
«Due spari. Non so cosa significhino, dottore, glielo ho detto. Ma sono sicuro che una volta o l’altra lo capirò. Magari nel prossimo sogno il sipario non scenderà ed io…»
«È possibile, sì. Tutto è possibile. Per oggi, comunque, ne abbiamo discusso abbastanza. Può pure tornare in sala.»
«Grazie, dottore.»
«Si figuri. Passi una buona giornata.»
«Ah… senta, dottore.»
«Mi dica.»
«Mi sono pettinato bene, stamattina?»
«Certo. La riga è perfetta. Esattamente al centro della testa.»