Mi è stato chiesto di recente di scrivere un articolo per un foglio di informazione locale (“FocuSchio”, febbraio 2017): un contributo per una rubrica intitolata “L’idea”, dove presentare un’opinione e magari suggerire una proposta utile al territorio e alle persone che lo abitano.
Confesso di aver esitato, all’inizio. Non tanto perché sono anni che non scrivo più su quotidiani e riviste, piuttosto per una certa fatica a identificarmi con un luogo, anche se è quello in cui vivo e sono cresciuto, a sentirmi “di parte”… come se esserlo mi sottraesse qualcosa, una ricchezza maggiore data da un intero più vasto, da una prospettiva più ampia raggiungibile estendendo la visione verso gli orizzonti esterni, da un lato, e quelli interiori dall’altro.
Questa difficoltà, però, è stata alla fine un valido spunto per elaborare un pensiero capace di accomunare sensazioni e prospettive divergenti: un terreno condiviso che mi ha riportato a un concetto per me di fondamentale importanza, quello della oggettività, così arduo da comprendere e forse ancor di più da vivere, perché estraneo alla mie – alle nostre – abitudini e credenze.
Confido di tornare in futuro su questo argomento e svilupparlo meglio: per ora mi accontento di averne fatto un breve cenno nell’articolo, che riporto qui di seguito integralmente eccetto che per l’inserimento di qualche titolo.

 

Diventare osservatore

Ricordo di essere sempre stato orgoglioso, da bambino, nel dire che abitavo a Schio: mi sembrava il posto più bello e interessante sulla faccia della Terra. Poi, da giovane uomo, mi sono innamorato della storia delle sue genti e ne ho fatto la passione trainante della mia vita assieme all’impegno nel giornalismo e nella scrittura. Ora che quell’amore si è placato, ha lasciato spazio a un affetto più distaccato e maturo.
È da questa posizione che oggi la osservo: non sono più dentro i suoi meccanismi come una volta, ma provo ugualmente (o proprio grazie a questo) a sviluppare uno sguardo obiettivo sulle persone che Schio la fanno, la creano, la vivono.

 

La scoperta dell’oggettività

Le esperienze di ricercatore storico e nella cronaca mi hanno fatto comprendere l’importanza dell’oggettività e quanto essa sia rara in ogni aspetto in cui ci manifestiamo: Schio non è diversa dal resto del mondo e la sua storia, attuale e di un tempo, mi ha insegnato molto.
Anche per questo si è esaurito il mio compito sia con la stampa locale sia nella divulgazione di un passato poco utile – da qualunque angolazione lo si guardasse – per realizzare un presente sereno e costruttivo.

 

Ancora modelli di separazione?

Non sto entrando nel merito dei valori, che danno vita a modelli comunque non universali né eterni: mi riferisco all’utilità etica e atemporale di una ricerca storica e di una informazione che tramandano da sempre modelli di separazione e generano continue identificazioni, appartenenze, distanze, etichette.
Manca ora lo spazio per approfondire questa mia personale visione, ma vorrei almeno piantare il seme di un concetto applicabile a ogni sfera del nostro esistere e valido anche per Schio, qui, oggi…

 

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