Continua qui il mio contributo per la rubrica “L’idea” pubblicata dal trimestrale “FocuSchio” (uscita di febbraio 2017): dopo aver presentato la mia personale vicenda con il territorio in cui vivo, la sua gente, la sua storia e cultura, provo a suggerire un diverso approccio alla realtà quotidiana.
Valido universalmente, credo: basta solo portare un po’ di attenzione a ciò che ci muove dentro e ricondurlo all’armonia e alla consapevolezza dell’Unità. Ma come facciamo a sapere ciò che si agita in noi, in quella parte di coscienza che normalmente non siamo in grado di raggiungere, ma che intuiamo avere tanta importanza per le nostre vite?
Semplice: osservate cosa vi circonda, cosa c’è intorno a voi, e lo saprete.

 

Qualcosa che non si è mai visto

Schio è un buon posto dove vivere, leggo nel commento di chi mi ha preceduto in questa rubrica. Sono d’accordo, e credo si possa renderlo un luogo ancora più accogliente. Non tanto guardando a cosa si è fatto in passato – nel bene vivendo di nostalgici ricordi o nel male riproducendo per contrasto le medesime energie conflittuali – ma focalizzando ogni sforzo nel creare un presente autentico e nuovo.
Nuovo nel senso di diverso e migliore: qualcosa che non si è mai visto, facendo ciò che non è mai stato fatto e in un modo mai preso in considerazione.

 

La diversità non è un limite

E qui entra in gioco l’oggettività. Che dovrebbe essere di tutti, del cittadino come dell’amministratore, del cliente come del negoziante, dell’operaio come dell’imprenditore, del prete come del fedele, dello studente come del professore, del giornalista come del lettore… Ognuno avrà il suo ruolo, una personalità e dei bisogni da soddisfare, credenze ed emozioni che lo influenzano, ma ciò non deve essere un limite per erigere muri e preoccuparsi solo dei propri interessi.
Quando si è collettività lo si è nei due sensi, nei diritti e nei doveri. Vivere in comunità – che sia la famiglia, una città, uno stato – non significa perdere la propria individualità, ma trovare nel gruppo il proprio posto, affermando la propria esistenza nel rispetto di quella altrui.

 

Continuiamo a incolpare?

Basta poco, a volte, per riuscire a prendere in considerazione anche il punto di vista dell’altro e cercare soluzioni condivise, ma occorre smettere di trovare sempre colpe al di fuori se le cose non vanno (il vicino, il capo, chi ci governa, etc.); lamentarsi, semplicemente, perpetua lo status quo e rafforza l’insofferenza.
Proviamo dunque a essere “oggettivi”, accettando di vivere in un sistema che ha le sue regole, anche quando non ci piacciono, e cercando di trasformarlo dalla base: ovvero da noi stessi e dalla nostra percezione della vita. Questo è il salto di coscienza che mi aspetto da Schio, dal mio Paese, da tutto il mondo.