Una passione precoce e innata

Dove è finita la Storia? Chi è entrato nel mio sito dopo un po’ di assenza se lo starà senz’altro domandando, magari con un pizzico di sconcerto. Ebbene, la Magistra Vitae non troverà casa in questo spazio rinnovato, proprio perché non la ritengo più tale. Mi sembra giusto, comunque, spiegare bene agli interessati – e anche a tanti amici – il motivo della mia scelta.

Mi sono appassionato alle vicende del passato in età precoce, ancora quando andavo all’asilo. Sì, non sto scherzando. Mi affascinavano due filoni: i racconti sulle antiche civiltà (specie se scomparse) e quelli sulle guerre mondiali, in particolare la seconda.

Quest’ultima prese rapidamente il sopravvento: alle elementari facevo temi liberi solo su argomenti bellici e la maestra scrisse nella pagella che dovevo uscire di più a giocare. Nel frattempo mi ero letto tutta l’enciclopedia della 2ª Guerra mondiale di mio padre e da lì in avanti non mi persi un libro che ne parlasse o un film in tema.

L’aspetto sorprendente, che però tenevo per me, era rendermi conto che molte delle informazioni che leggevo già le conoscevo. Avvertivo un’inspiegabile famigliarità con quei fatti, soprattutto con tutto ciò che aveva a che fare con la parte tedesca di quel dramma collettivo.

 

 

Intrappolato nel passato

Col passare degli anni la voglia di sapere, di indagare aumentava sempre più, assumendo a volte i tratti di un’ossessione. Questo è il motivo che mi ha spinto, da grande, a laurearmi in storia (cum laude, dovevo dimostrarmi perfetto nella mia materia preferita!) e a dedicarmi alla ricerca come professione.

 

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Il primo saggio storico che ho pubblicato, la mia tesi, è uscito nel 1999; l’ultimo, il quattordicesimo, nel 2011. In mezzo ci sono stati centinaia di articoli, mostre, convegni, documentari filmati, etc.

 

La Storia, insomma, era la mia vita. Ma anche una trappola, che mi teneva inchiodato a un passato vano e sterile per la mia evoluzione personale.

C’erano i riconoscimenti pubblici e i premi, d’accordo, e la soddisfazione di essere il primo a portare alla luce vicende sconosciute; c’era l’eccitazione della ricerca e della scoperta, assieme all’illusoria convinzione di dare un contributo importante alla collettività (e non, piuttosto, al mio ego). Ma c’era anche un sottile e progressivo disagio.

 

Una catarsi personale

Me ne sono reso conto poco a poco, ma ci voleva qualcosa di forte per sganciarmi dal meccanismo. Perché nel frattempo, dietro la facciata pubblica, vivevo la mia personale battaglia col secondo conflitto mondiale.

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Andava in scena la notte, nei sogni, vividi e spesso poco piacevoli. Lì c’ero, su un altro piano, ma ne ero dentro fino al collo.

 

Non racconterò qui i dettagli di un’esperienza onirica durata oltre vent’anni, né il fatto conclusivo, catartico ancorché sconvolgente, che mi ha liberato da quelle catene. Il fatto da sottolineare qui è un altro: da allora ho perso ogni interesse per la ricerca storica. E i sogni sono terminati.

 

Continua…