Quale contributo?

Quella rivelazione mi ha portato una nuova consapevolezza, maturata ulteriormente nel mio percorso di ricerca interiore. Mi domandavo infatti cosa avessi donato al mondo in tanti anni di impegno, a cosa fosse servito trascorrere migliaia di ore in archivio o a scrivere davanti a un computer.

Non si può negare che su un piano oggettivo avessi ampliato le informazioni relative a quel periodo storico, in particolar modo sull’occupazione tedesca nel Nord Italia, ma il mio sforzo era stato fonte di un qualche progresso umano?

La risposta che sento di dare, purtroppo, è negativa.

 

Una separazione sempre più profonda

Oltre ai dubbi sulla reale utilità del mio lavoro, che pure veniva ampiamente apprezzato, c’era tuttavia un altro aspetto a inquietarmi. Benché avessi fatto del mio meglio per ricostruire e offrire una “verità” storica il più possibile oggettiva, il dibattito tra fazioni opposte era sempre acceso, tanto da tramutarsi spesso in violenza latente, rissa verbale, scontro esplicito. Invece di contribuire alla creazione di una memoria condivisa, vedevo allargarsi i solchi della separazione.

 

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La situazione più sconcertante è stata imbattermi in tanti ragazzi giovani che – a proposito di avvenimenti lontani che a volte persino i loro nonni non avevano vissuto direttamente – sputavano parole piene di odio. Non scorderò mai quelle che uscirono dalla bocca di alcune ragazze di 16-17 anni a una manifestazione…

Girando per tante scuole per raccontare la mia attività, mi sono reso conto di come lo studio del passato, sebbene ci si lamenti che trova poco spazio nei programmi, possa influenzare negativamente la percezione del presente di chi un domani sarà adulto e darà il suo contributo alla costruzione della società.

 

Voltare pagina

La mia esperienza con la ricerca storica si è chiusa senza pentimento alcuno, anche se da molti lettori la scelta non è stata compresa. L’averla compiuta e aver cambiato alcune mie opinioni non significa comunque che io disconosca o rinneghi quanto ho fatto, né che biasimi chi sceglie di praticarla con impegno e dedizione.

La verità è che ho adorato trascorrere il mio tempo fra libri e documenti, a scovare collegamenti e incrociare informazioni, a delineare scenari cui nessuno era mai arrivato, e mi ha gratificato portare al pubblico le mie scoperte. Semplicemente, un giorno è arrivato il momento di voltare pagina.

 

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Ringrazio con il cuore tutte le persone che mi hanno seguito come storico e magari hanno continuato a farlo attraverso i miei primi due romanzi (nei quali gli avvenimenti bellici del secolo scorso hanno comunque una significativa rilevanza), o ancora sui temi di cui mi interesso attualmente.

Sarò infinitamente grato, sempre, a coloro che troveranno comunque, a prescindere dall’argomento specifico, qualcosa di interessante o persino utile nelle mie parole e nella mia visione del mondo.

 


 

P.S. Ho scelto dal mio archivio due foto storiche legate al territorio in cui vivo (sono state scattate nell’inverno 1944-45 a Schio e Valli del Pasubio) che comunicassero il senso della vita quotidiana, nonostante la guerra. Chi meglio dei bambini e dei loro giochi può rappresentarlo?