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RECENSIONI: "BATTAGLIONE FULMINE. Xª FLOTTIGLIA MAS"
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Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 17 novembre 2009
Libri. L’ultimo atto ebbe luogo a Schio il 30 aprile 1945
STORIA E SCONFITTA DEL "FULMINE" DELLA DECIMA MAS
La storia del Battaglione ricostruita dal vicentino Riccardo Maculan e da Maurizio Gamberini con numerose foto inedite e testimonianze dei reduci
Schio, 30 aprile 1945. Con la resa onorevole alle truppe dell’88ª Divisione americana nel campo sportivo del Lanificio Rossi cessava di esistere il Battaglione Fulmine della celebre o famigerata - a seconda delle opposte visioni - Decima Mas del comandante Junio Valerio Borghese. Aveva così termine una storia iniziata nella primavera del 1944 nella caserma San Bartolomeo di La Spezia, quando si decise di costituire, nell’ambito della fanteria di marina della Rsi, un reparto che si rifacesse alla specialità dei bersaglieri. Una storia che il vicentino Riccardo Maculan e il ferrarese Maurizio Gamberini, collezionisti e appassionati dell’argomento, ripercorrono nel loro recente volume "Battaglione Fulmine. Xª Flottiglia Mas. Cronaca e immagini tratte da documenti e memorie dei suoi reduci (marzo 1944-aprile 1945)" (Menin Edizioni, pagg. 168, euro 18). Il Battaglione Fulmine - così battezzato dal nome di un cacciatorpediniere della Regia Marina affondato nel Mediterraneo nel giugno del 1941 - dopo l’iniziale addestramento in provincia di Lucca fu dislocato in vari scenari del territorio italiano settentrionale, scontrandosi sovente con le formazioni partigiane che operavano in quelle zone: in provincia di Torino e Cuneo (giugno-novembre 1944), nel Trevigiano e in Friuli, ai confini della Carnia (novembre-dicembre 1944), nel Goriziano a difesa della frontiera orientale contro il IX Korpus del maresciallo Tito (dicembre 1944-gennaio 1945), ancora in provincia di Treviso (febbraio 1945) ed infine nel Vicentino (marzo-aprile 1945). L’episodio bellico per il quale è maggiormente ricordato resta la sanguinosa battaglia di Tarnova della Selva (19-21 gennaio 1945), nella quale il reparto sacrificò buona parte degli effettivi per impedire ai partigiani jugoslavi l’invasione di Gorizia.
Quella che Maculan e Gamberini presentano è una storia vista dalla parte degli sconfitti e soprattutto dal basso. Sono in primo luogo i reduci a raccontarla: i pochi ancora viventi con i loro ricordi, gli scomparsi attraverso diari, memorie e documenti conservati dalle famiglie. Materiali che gli autori hanno raccolto nel corso di un ventennale peregrinare in giro per l’Italia, assieme a qualcosa come cinquemila fotografie dell’epoca riguardanti la Decima Mas: quasi duecento, molte delle quali inedite, sono proposte nel volume in grande formato. A completare l’indagine la struttura del reparto, gli organici e l’elenco dei caduti, una descrizione degli armamenti.
Ampio spazio è dedicato comunque al periodo vicentino del Fulmine: ai primi di marzo del ’45 il reparto lasciava Conegliano per insediarsi con comando e compagnie tra Carrè, Chiuppano e Caltrano. Furono settimane di marce e addestramento, ma anche di scontri, agguati e rappresaglie: cinque partigiani vennero fucilati a Carré l’8 aprile per vendicare l’uccisione del sergente Tommasi. Fino ai giorni del crollo: mentre altre unita del 2° Gruppo di Combattimento della Decima si raccoglievano a Thiene e cominciavano le trattative di resa con i partigiani della Brigata Mazzini, il Fulmine rifiutò ogni compromesso e si mise in cammino verso la Val Leogra.
L’ultima marcia cominciò il 29 aprile. Schio era già in mano partigiana, i paracadutisti tedeschi si erano appena ritirati. Circa duecento marò si trovarono impantanati al ponte delle Asse, poco oltre Torrebelvicino, completamente circondati. Dopo colloqui serrati ritornarono il giorno dopo verso Schio, radunandosi al campo sportivo ma rifiutando di arrendersi ai partigiani della Brigata Martiri della Valleogra.
A togliere le castagne dal fuoco giunsero gli americani con una piccola unità della retroguardia divisionale, in verità modestamente composta da cuochi e panettieri (i reparti combattenti dell’88ª erano alle calcagna dei tedeschi nel Bellunese). Toccò dunque al capitano John Boothe, di Washington, passare in rassegna i marò e riceverne la resa formale. Deposte infine le armi, il Fulmine fu condotto in Caserma Cella e da lì, il 1° maggio, a Vicenza, dove fu accolto con insulti, sputi e sassate da una folla inferocita. Era solo la prima tappa della lunga prigionia: capolinea, il campo di Coltano.
Nelle foto: la copertina del volume (foto: Ceresole Reale, 6 settembre 1944: i marò Ettore Merlo e Rino Boratto, entrambi della 2ª Compagnia, ripresi durante un’azione di rastrellamento); Carrè, primavera 1945: marò della 1ª Compagnia del Fulmine in uniforme estiva; Carrè, 21 aprile 1945: la 1ª Compagnia del Fulmine schierata per la consegna delle ricompense agli uomini distintisi negli scontri al confine orientale; Carrè, 21 aprile 1945: il comandante del Fulmine, tenente di vascello Orrù, consegna al marò Guizzardi la Croce di Guerra al Merito
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17 novembre 2009 @ 22:18:37
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