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  "SCHIO DI PALO IN FRASCA", ANTOLOGIA DI SCRITTI SCLEDENSI A RICORDO DEI 30 ANNI


Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 16 dicembre 2009

Celebrazioni. Questa sera la "vernice"
GIORNALISTI E SCRITTORI RENDONO OMAGGIO ALLA PREDILETTA SCHIO
L’Asges fa 30 anni e raccoglie i testi degli associati in un volume

Ufficialmente sono tre decenni che esiste come sodalizio, e precisamente dalla fondazione datata 6 marzo 1979, anche se in fieri già intorno alla metà degli Sessanta muoveva i suoi primi passi. L’Asges - Associazione scledense giornalisti e scrittori - celebra il traguardo dei 30 anni di attività con un’antologia intitolata "Schio. Di palo in frasca", pubblicata in collaborazione con la Tipografia Menin e la Banca Alto Vicentino, che sarà presentata - con l’apporto di Cafecinque - mercoledì 16 dicembre alle 20 nei locali dello Schio Hotel.
Il volume raccoglie, in circa 160 pagine, contributi vari dei soci dell’Asges, scritti a ruota libera ma riguardanti comunque Schio. È una sorta di omaggio che l’associazione ha inteso rendere alla città ad ai suoi abitanti: Schio vista sotto molteplici profili (storico, letterario, memorialistico, cronachistico), a seconda delle inclinazioni dei singoli autori, accomunati in un atto d’amore verso una città talvolta criticata, ma sempre prediletta.
Si va dai "Trent’anni di teatro" di Mirella Dal Zotto alle vicende storiche de "I fratelli Griselini e Giano Righellini nelle memorie di Giacomo Casanova" e "La zanfarda, l’anello e la medaglia. Una curiosa testimonianza epistolare", narrate da Edoardo Ghiotto e Giorgio Zacchello rispettivamente; dalle rievocazioni nostalgiche de "L’Asilo Rossi: un cumulo di macerie... e di ricordi" (Giuseppe Piazza) e "Il bar Zodiaco" (Marco Sessa, attuale presidente) a fotografie più attuali sulla qualità della vita scledense ("Luci e ombre giallorosse" di Carla Urban) e sulle traversi ferroviarie degli scledensi pendolari ("Ferma in tutte le stazioni" di Stefano Tomasoni).
E ancora "Un posto migliore", stralci di romanzo di Luca Valente, e ironia, verve e freschezza nei racconti di Anna Lirusso ("Coraggio, aprite quella porta"), Paolo Terragin ("«I ga ciavà l’Omo»") e Giovan Bàgolo, alias Gianpaolo Resentera ("Absit iniuria, ma zo le man dal dialèto!").
Sempre a Resentera tocca, in apertura di pubblicazione, tracciare una storia dell’Asges dal 1979 al giorni nostri. A chiudere l’antologia, invece, una raccolta di scritti brevi a firma dei soci scomparsi - Renato Bortoli, Valerio Caroti, Gianni Conforto, Pino Marchi, Giovanni Meneghini, Gerardo Perandini, Lucio Puttin ed Emilio Trivellato - che hanno lasciato un segno nella vita trentennale dell’associazione.


17 dicembre 2009 @ 11:35:24

 
 
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