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Speciale
  RACCONTARE LA MONTAGNA SECONDO IL FOTOGRAFO TOMBA


Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 9 gennaio 2010

Libri. L’ultimo lavoro si avvale di un’introduzione di Italo Zandonella Callegher e delle didascalie di Giuseppe Garimoldi
ADRIANO TOMBA, COSÌ L’OBIETTIVO VA ALL’ESSENZA DELLE MONTAGNE
Il nitido bianco-nero del fotografo valdagnese esalta uno sguardo pacato e sobrio, che non cerca mai il panorama ad effetto

Paesaggi puliti, essenziali, di rocce, neve e nebbie. Volti intensi di uomini della montagna. Malghe e mestieri di una volta fissati da uno scatto per l’eternità. Tutto rigorosamente in bianco nero e su pellicola, firma distintiva di Adriano Tomba che si ritrova nel suo ultimo volume fotografico "Raccontare la montagna" (Priuli & Verlucca Editore, pagg. 112, euro 14,90), con testo introduttivo di Italo Zandonella Callegher e didascalie di Giuseppe Garimoldi.
Tomba, nato a Valdagno nel 1945, ha iniziato a fotografare in montagna nel 1982 sulle Piccole Dolomiti. Già collaboratore della Scuola di fotografia alpina diretta da Angelo Schwarz e docente di fotografia all’Accademia Albertina di Torino, è autore di importanti reportage in vetta, numerose mostre e diversi volumi carichi di suggestioni visive semplici quanto maestose, struggenti quanto vivide. Tra le sue realizzazioni più recenti la mostra storico-fotografica "Le stagioni di Gino Soldà" e il convegno di studi "Gino Soldà e il suo tempo" (Valdagno 2007), la mostra "Passaggi a Nord Est" (Padova 2008) e, quest’anno, esposizioni a Palermo e Belluno oltre al volume inserito da Priuli & Verlucca nella collana dedicata ai fotografi della montagna.
"Raccontare la montagna" raccoglie scatti recenti e più lontani del tempo, suddivisi in quattro racconti tematici. In "Storia di nebbie, cime e ghiacciai" spiccano le grandi cime di Adamello e Presanella, ma prevalgono soprattutto gli scorci delle Piccole Dolomiti, «le montagna di casa, quelle che ho osservato fin da piccolo dalla finestra della mia camera. Vedevo la Sisilla, il Baffelan, i Tre Apostoli. Mille storie ho sentito raccontare, legate a questi monti. Storie di pace e storie di guerra, di alpinisti coraggiosi e di uomini che per generazioni ne hanno modellato i fianchi, governato i corsi d’acqua, disseminato il territorio di mille testimonianze. Bisogna sfatare l’idea che le buone fotografie si possono realizzare solo se l’oggetto è una montagna celebrata. Propendo per una fotografia sobria, pacata, pulita, comunicando attraverso un’insieme coerente di immagini».
E coerenti con il percorso, in "Storie di uomini e di montagne", sono le case di sasso delle contrade e le cave capaci di trasformare con violenza il paesaggio, i sentieri e le carrareccie che lo solcano, le malghe e i loro odori, mestieri, abitanti. Visi di alpinisti, guide alpine, scrittori ed artisti, anche, da Gino Soldà a Mario Rigoni Stern, da Krzystof Wielicki a Mauro Corona.
Con "La natura racconta", invece, Tomba fa tornare protagoniste del suo cammino altissime guglie immerse nelle ovattate brume del mattino, roccioni screpolati e arditi, canaloni schiacciati da giganti di pietra, acque di lago e quelle frutto del disgelo dopo la stagione delle nevi. Sono il Cornetto, il Latemar con la bella Cima di Valsorda, le Pale di San Martino e sua maestà la Marmolada, la Torre di Brenta e il Campanile Alto.
Il racconto di Adriano Tomba si chiude con "Le pietre rosse dell’uomo": una piccola concessione al colore (ma non al digitale), privilegiando sempre, però, la gamma tenue delle sfumature a pastello. È un tuffo nel grande Ovest americano, frutto di due viaggi negli Stati Uniti tra il 1989 e il 1992: la Monument Valley, il Grand Canyon, la Petrified Forest, il Painted Desert. Immagini monocrome che confermano la sostanziale fedeltà al bianco e nero e la maestria di un artista paragonato dai critici, per la sua "sommessa spettacolarità", ai grandi pionieri della fotografia dell’Ottocento e primo Novecento.


Nelle foto: il Crozzon di Lares (Adamello Presanella) e la Marmolada (Dolomiti)


11 gennaio 2010 @ 12:04:40

 
 
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