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  RECENSIONE: "IL FORTE DI CIMA CAMPOLONGO"


Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 14 gennaio 2010

Libri. Il primo volume di una collana dedicata a "Le sentinelle di pietra" della casa editrice Temi di Trento
FORTE CAMPOLONGO, CAPOSALDO MANCATO
Accurata e con documenti inediti di parte italiana e austriaca la ricerca di Leonardo Malatesta

Tocca ad "Il forte di Cima Campolongo. Dal Risorgimento alla Grande Guerra la storia di una fortificazione italiana di montagna dell’altopiano di Asiago" (Temi, pagg. 308, euro 20) inaugurare la collana "Le sentinelle di pietra" che l’editrice di Trento ha voluto dedicare ai forti italiani ed esteri dalla fine dell’Ottocento alla 2ª Guerra mondiale attraverso una serie di specifiche monografie. Autore del volume, promosso dall’Amministrazione comunale di Rotzo, nonché direttore della stessa collana, è il giovane ricercatore di Zugliano (ma d’origine maladense) Leonardo Malatesta, esperto di storia militare, che già in passato si è occupato di tematiche relative alla Grande Guerra e alle fortificazioni di montagna dell’epoca, specialmente in ambito vicentino.
Il libro - aperto dalle prefazioni di S.A.R. il principe Amedeo di Savoia - Aosta, del generale di divisione Enrico Pino, del vice presidente della Provincia di Vicenza Dino Secco e del sindaco di Rotzo Matteo Dal Pozzo - analizza per la prima volta in maniera completa, utilizzando documentazione archivistica inedita italiana ed austriaca, la vicenda costruttiva e bellica del forte Campolongo sull’altopiano dei Sette Comuni, i cui lavori di restauro sono stati consegnati all’inizio della scorsa estate.
Eretto negli anni 1909-12 su uno sperone di roccia a 1720 metri di altezza, il forte dominava la Val d’Astico e con i suoi quattro cannoni da 149 mm in cupola girevole e altrettanti da 75 mm per la difesa ravvicinata costituiva uno dei capisaldi della catena difensiva di confine del Regno d’Italia. Non ebbe però grande fortuna negli eventi bellici, a causa della sua intrinseca debolezza - comune peraltro a tutte le fortificazioni italiane dell’epoca - nei confronti delle moderne e potenti artiglierie nemiche. Colpito e danneggiato dagli obici Skoda da 305 mm nel giugno del 1915, dopo la tragedia del forte Verena fu infine fatto disarmare dagli stessi comandi italiani a poco più di un mese dall’inizio della guerra. L’anno successivo, nuovamente battuto dai grossi calibri austroungarici nel corso della Strafexpedition, venne infine abbandonato e occupato dal nemico (il 22 giugno 1916) che lo tenne fino al termine del conflitto.
Il volume non delinea solamente la storia particolare del forte di Cima Campolongo durante la cosiddetta "Guerra dei forti", valendosi tra l’altro di un interessante apparato iconografico (fotografie, mappe, planimetrie), ma tratta anche più in generale dei piani di guerra contro l’Austria-Ungheria, della politica fortificatoria militare italiana, dei concetti costruttivi e degli studi architettonici utilizzati nelle opere difensive, delle artiglierie, dello spionaggio nemico. In chiusura dell’opera - dedicata ai quattro militari che persero la vita all’interno del forte, ovvero i caporali Sebastiano Marchesin di Bolzano Vicentino e Pietro Saggin di Monticello Conte Otto e i soldati Desiderio Pamato di Malo e Alessandro Catelan di Olmo di Creazzo - un’ampia rassegna storiografica inerente l’argomento trattato.


16 gennaio 2010 @ 22:41:22

 
 
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