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RECENSIONE: "ALPINI DEL BTG. VICENZA. CON LA JULIA IN GRECIA E RUSSIA"
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Pubblicato sul Giornale di Vicenza del 27 febbraio 2010
Libri. Un profilo storico rigoroso sul piano della ricerca (con molti inediti) e ricco di umanità
L’EPOPEA E IL SACRIFICIO DEL BATTAGLIONE VICENZA
Manuel Grotto ha ricostruito la storia e la gloria dell’unità più decorata della Divisione Julia: dalla disastrosa campagna di Grecia alla ritirata di Russia
È stato il battaglione più decorato - l’unico a potersi fregiare di ben nove medaglie d’oro individuali oltre alle onorificenze di reparto - nella divisione alpina più gloriosa, la leggendaria Julia. Eppure tanto onore guadagnato col sangue sui campi di battaglia non ha mai trovato un corrispettivo congruo nella letteratura storica. Una lacuna che ha spinto Manuel Grotto, giovane ex tenente degli alpini originario di Arsiero, a scriverne la storia nel bel volume "Alpini del Btg. Vicenza. Con la Julia in Grecia in Russia" (Sezione Ana di Vicenza, pagg. 352, euro 23). Libro che narra le gesta di tanti ragazzi vicentini caduti sul fronte greco-albanese o nelle steppe innevate, e che fa seguito ad un altro recente lavoro di Grotto, "La Campagna di Russia nei racconti dei reduci". Il Btg. Vicenza fu costituito nel 1887: nel corso della Grande Guerra, più volte distrutto e ricostituito, seppe farsi onore combattendo principalmente sul massiccio del Pasubio. Nel luglio del 1916, durante il tentativo di conquista del Corno di Vallarsa, gli austriaci catturarono il tenente Cesare Battiti e il sottotenente Fabio Filzi: i due irredentisti, prime medaglie d’oro del reparto, furono giustiziati due giorni dopo a Trento.
Dopo l’intermezzo fra le due guerre il Vicenza, assegnato al 9° Reggimento alpini della Julia, riprese l’attività bellica nel 1939 con la rapida occupazione dell’Albania. Ben più impegnative furono le operazioni l’anno successivo, dopo la decisione di Mussolini di invadere la Grecia. Su montagne impervie, in condizioni climatiche proibitive, senza approvvigionamenti, il Vicenza compì estremi sacrifici per fermare le controffensive delle truppe elleniche, capaci di respingere il nostro esercito oltre le posizioni di partenza in Albania. Luoghi come Sella Cristo Basile, Sella San Atanasio, il ponte di Perati, la Vojussa, le cime del Chiarista e Fratarit, Mali Scindeli, il Golico, divennero tristemente famosi. Il battaglione, caduto il maggiore Confalonieri, medaglia d’oro, passò per un periodo sotto il comando del tenente colonnello Giuseppe Bottai, Ministro dell’Educazione Nazionale, a seguito della mobilitazione dei gerarchi decisa dal Duce.
La disastrosa campagna di Grecia fu solo un’anteprima dell’ancor più tragica spedizione in Russia, dalla quale il Vicenza tornò con appena 174 alpini su un organico di 1600 uomini, quadri che erano stati quasi del tutto rinnovati con l’innesto di ragazzi non solo vicentini ma anche di altre provincie, soprattutto friulani. Dopo le prime operazioni del 1942 e il posizionamento sul Don, tra la fine di dicembre ed il gennaio del 1943, nel terribile inverno russo, il battaglione venne coinvolto nel disperato tentativo di tamponare lo sfondamento nemico. Gli alpini del Vicenza si resero protagonisti di continui atti di valore contro le ondate di fanteria e carri sovietici, a Krinitschnaia e al quadrivio di Selenji Yar, e poi ancora durante la ritirata nelle battaglie di Popowka, Kopanki e Samoilenkov, fino all’annientamento finale a Lessnitschanski. Il Btg. Vicenza cessò di esistere, dopo un’impari lotta contro le soverchianti forze avversarie, il 21 gennaio 1943: per i superstiti cominciava la durissima prigionia, dalla quale la stragrande maggioranza non tornò.
Manuel Grotto, oltre ad un nonno congelato in Albania, ha avuto due prozii caduti in Russia. E sui luoghi della tragedia c’è stato di persona. Una volta sui monti di Grecia e Albania, tra cime brulle e pietraie desolate dove la Julia fu due volte distrutta; in due occasioni in Russia, prima percorrendo a piedi il tratto dal Don a Nikolajewka, in gennaio, poi riuscendo a scovare, grazie all’ausilio di carte topografiche e soprattutto alle indicazioni dei "veci", le postazioni degli alpini sul grande fiume e quelle della linea di Selenji Yar, oltre ai resti del sovkoz di Lessnitschanski, la tomba del Vicenza.
Ma Grotto non si è limitato a questo: per tre anni ha percorso in lungo e in largo tutto il Vicentino e visitato tanti paesi del Veneto, del Friuli, del Cuneese, estendendo infine la sua ricerca fino a Roma, per raccogliere le testimonianze dei reduci (ben 120 in totale) e le immagini da loro scattate al fronte (oltre 400 fotografie inedite) e per recuperare diari e relazioni ufficiali. Il risultato è un volume di pregio (disponibile in libreria o preso l’Ana di Vicenza: 0444/926988 - vicenza@ana.it), che unisce il rigore della ricerca storica e la passione per il corpo degli alpini ad una profonda umanità. Al lettore, oltre ai fatti d’arme e alle gesta eroiche, resteranno impressi soprattutto gli stati d’animo, le sofferenze e le speranze di tanti ragazzi vicentini mandati a combattere una guerra assurda senza odio verso il nemico.
Nelle foto: in alto Manuel Grotto in Grecia; sotto la copertina del libro, il Btg. Vicenza in due immagini scattate in Albania (nella prima foto sul Mali Scindeli) e in Russia (postazione controcarro a Selenji Yar)
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28 febbraio 2010 @ 11:40:57
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