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  RECENSIONE: "UN UOMO, UNA DONNA 1915/1918"


Pubblicato sul mensile "Schio" del maggio 2010

LETTERE DA UN AMORE
Un epistolario raccoglie le lettere spedite tra il 1916 e il 1919 da due innamorati di Posina.

È stato presentato lo scorso aprile in Biblioteca, nell’ambito della rassegna "Tra poesia e memoria", un’interessante volume sulla Grande Guerra, senza dubbio originale rispetto alla stragrande maggioranza delle pubblicazioni che riguardano quel periodo storico. Si tratta dell’ultimo libro del padovano Giorgio Havis Marchetto, "Un uomo, una donna 1915/1918. Un epistolario di guerra della Val Posina", edito da Meridiano Zero: raccoglie una parte delle oltre cinquecento lettere d’amore spedite tra il giugno del 1916 e il maggio del 1919 da due innamorati di Fusine di Posina, ovvero Elisa, profuga con due figli cui badare e suo marito Pietro, soldato al fronte.
"Un uomo, una donna" non è però un libro di guerra: a stento vi si trovano riferimenti ai fatti bellici. Piuttosto è un’opera che parla delle conseguenze della guerra sulla società, e più precisamente sul microcosmo famigliare rappresentato dalla giovane coppia, facendo emergere sentimenti, stati d’animo, riflessioni - dall’amore alla gelosia, dal fatalismo al senso dell’onore - attraverso il linguaggio di un’epoca densa di drammi collettivi e personali.
Pietro Caprin, classe 1889 ed Elisa Bagattin, nata nel 1893, si sposano nel 1913: allo scoppio delle ostilità tra Italia e Austria, nel maggio del 1915, hanno due figli, Guido di due anni e Ettore, appena nato. L’anno successivo, a giugno, Pietro è chiamato alle armi e gli austriaci occupano la Val Posina, costringendo la giovane donna a rifugiarsi come profuga a Caldogno con la famiglia del marito. Da quel momento inizia la loro fitta corrispondenza: un carteggio voluminoso e pressoché integro, certamente raro tra le fonti epistolari, specie per le 270 lettere spedite da lei a lui. Solitamente, infatti, se le missive dal fronte venivano gelosamente conservate a casa, quelle inviate da madri, mogli e fidanzate subivano i blocchi della censura, rischiavano di essere perdute negli spostamenti o con la morte dei soldati che le ricevevano.
Le lettere, messe a disposizione di Marchetto dall’ultimogenita della coppia, Rosita Caprin, sono scritte in un linguaggio colloquiale, talvolta con l’uso di elementi dialettali ma comprensibili: l’autore ne presenta circa duecento, equamente divise tra moglie e marito. Due figure provate dall’esperienza bellica, la cui evoluzione diventa chiara e palpabile col passare del tempo. Pietro, lontano da casa e dagli affetti, si rifugia con la sua anima nello spazio protetto della famiglia: il suo continuo scrivere è il solo modo per non morire. Non parla quasi mai del conflitto in corso, delle battaglie, se non per riflettere, di converso, sulla caducità della vita. Molto più esplicita è la moglie, che non ha remore nell’esprimere tutto il suo odio per la guerra e per gli uomini che l’hanno decisa, e ancora di più verso chi si arricchisce alle spalle della povera gente mandata a morire in trincea.
Il grosso dell’epistolario, comunque, mostra come la relazione della coppia venga profondamente plasmata e trasformata - oltre che dalla tragedia personale della morte di un figlio - dagli eventi bellici. L’impatto della guerra sulla condizione sociale della donna è fortissimo: Elisa è costretta dalla necessità ad emanciparsi e a lottare per le sue libertà di madre, donna e moglie, scontrandosi duramente con suoceri, cognata e lo stesso marito, legato ad una cultura patriarcale. Frequentissimi e reiterati sono i richiami di Pietro alla moglie, dettati dalla gelosia e dalla paura di perdere il proprio onore di uomo, ma Elisa ne uscirà vincitrice, superando anche una drastica rottura della relazione.
Al lettore restano queste lettere scritte quasi un secolo fa, che hanno visto le tragedie del Carso, che sono state tra le mani tremanti di un soldato in trincea, amate e desiderate tra i pidocchi ed il colera, spesso vicine alla morte. Lettere che parlano un linguaggio di sentimenti universale e senza tempo: una testimonianza forte e genuina, diversa dalle tante proposte dalla storiografia della 1ª Guerra mondiale.


Nelle foto: Elisa e Pietro Caprin con il figlio Ettore; la copertina del volume.


27 luglio 2010 @ 11:23:39

 
 
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