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  RECENSIONE: "MEMORIE DI UN SOLDATO (1940 - 1945). GUERRA E PRIGIONIA IN RUSSIA"


Pubblicato sul mensile "Schio" del luglio 2010

MEMORIE DI UN SOLDATO
Un pregevole volume curato da Ignazio Marchioro racconta la storia di Angelo Comberlato, soldato sul fronte russo.

È un tuffo nella drammatica storia della seconda guerra mondiale, e precisamente nella tragedia della campagna di Russia vista attraverso gli occhi di un militare scledense, quello che propone il secondo numero della rinnovata collana dei "Quaderni di Schio", pubblicata dalle Edizioni Menin in collaborazione con l’associazione Cafecinque. "Memorie di un soldato (1940 - 1945). Guerra e prigionia in Russia", a cura di Ignazio Marchioro, raccoglie la sfortunata esperienza bellica di Angelo Comberlato (Villaverla, 1914 - Schio, 2003), partito per il fronte russo nel gennaio del 1942 con il 120° Reggimento artiglieria motorizzato della Divisione Celere, catturato nel dicembre successivo e tornato in Italia nell’ottobre del 1945, dopo quasi tre anni di dolorosa prigionia, con i postumi della pleurite e del congelamento ad un piede.
Nella prima parte della sua memoria Comberlato narra del rientro in Italia dalla Germania (lavorava in un’azienda agricola della Bassa Baviera) nel ’40, dell’arruolamento, del lungo viaggio in tradotta e poi autocarro da Padova al fronte orientale, delle sfavorevoli condizioni climatiche e ambientali dell’Ucraina (neve e gelo da ottobre a maggio, fango da maggio a luglio, caldo e polvere da luglio a ottobre), delle avanzate e delle battaglie dei bersaglieri della sua unità, delle missioni di rifornimento alle truppe (era responsabile del magazzino viveri e vestiario e del munizionamento), degli attacchi dei cacciabombardieri nemici, dei partigiani e delle spie russi, dei rapporti positivi con la popolazione e problematici con l’arrogante alleato tedesco. Temi classici delle numerose testimonianze rimaste su quei fatti, tra i quali emergono anche tutta l’impreparazione e l’improvvisazione del nostro esercito, mandato a combattere senza mezzi adeguati contro un avversario ben più equipaggiato, palesatesi definitivamente in occasione della poderosa offensiva sovietica del dicembre 1942, quando anche lo stesso autore venne fatto prigioniero.
La seconda parte del suo scritto racconta dunque la tragica esperienza della cattività, costellata da sistematiche privazioni e continui decessi dei prigionieri per inedia, malattia, esecuzioni sommarie, incidenti: le marce di trasferimento a trenta sottozero, incalzati dai partigiani, senza cibo e depredati di tutto, perfino dei vestiti; il viaggio verso il campo, ammassati come bestie in carrozze ferroviarie, sempre più deboli e abbruttiti dalla fame; la terribile vita nelle baracche, in condizioni igieniche e sanitarie inenarrabili; il pesante lavoro coatto, in fabbrica e nella foresta; la propaganda comunista, anche da parte di commissari politici italiani; la fine della guerra e la gioia per il rimpatrio.
Quella di Comberlato - introdotta da una prefazione del curatore che inquadra l’intervento italiano in Russia del Csir prima e dell’Armir poi - è una memoria forse un po’ naïf e piuttosto cruda, scevra di presunzioni letterarie e anticonvenzionale, più tragica che epica, nella quale peraltro mai si lascia andare a parole di condanna contro le autorità che l’avevano mandato a combattere lontano da casa o nei confronti dei suoi carcerieri, o ancora di chi, con la scusa di un timbro mancante, non gli concesse nel dopoguerra la pensione d’invalidità cui aveva diritto. Spiccano invece la sua capacità di mantenere sempre un’elevata sensibilità etica, nonostante le angherie della prigionia e gli enormi disagi sopportati, e i sentimenti di pietà per i prigionieri politici russi, ancora più sfortunati di lui.
A suo modo un eroe, secondo Ignazio Marchioro: come i tanti che dai campi sovietici non tornarono più (e tra loro anche decine di scledensi), come i pochi che riuscirono a portare a casa la pelle (poco più di 12 mila sopravvissuti su oltre 80 mila prigionieri) ma raramente videro riconosciuti sacrifici e patimenti subiti.


27 luglio 2010 @ 12:13:52

 
 
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