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  LIBRI

BOMBS AWAY!  Il bombardamento alleato sul Quartier generale tedesco di Recoaro (20 aprile 1945) e la resa della Wehrmacht in Italia
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È opinione ancora largamente diffusa che la guerra sul fronte italiano si sia conclusa il 25 aprile 1945. Invece quel giorno e in quelli seguenti si continuò a combattere una sanguinosissima battaglia, soprattutto nella pianura veneta. Eppure il Comando supremo delle armate tedesche operanti in Italia, dislocato a Recoaro, nel Vicentino, si era già arreso il 22 aprile. Perché, dunque, le armi tacquero solo il 2 maggio? Quale ruolo ebbe, durante l’ultima offensiva alleata, l’operazione segreta Sunrise/Crossword? Quali furono le mosse di Allen Dulles, del generale delle SS Karl Wolff e dei vertici militari e politici tedeschi operanti in Italia? Quali furono le decisioni di Hitler, Roosevelt, Churchill, Truman e Stalin riguardanti il teatro di guerra italiano? E, in particolare, quale significato ebbe il bombardamento americano delle Fonti di Recoaro? Con una narrazione precisa e lineare fondata su documenti, foto e testimonianze, molti dei quali inediti, il volume dipana le complesse vicende delle ultime settimane di guerra e per la prima volta, in presa diretta, conduce il lettore "dentro" una delle più importanti incursioni aeree condotte dagli Alleati nell’Italia del nord.

DUE ANNI AL VOLANTE SU PISTE DI NEVE E FANGO  Cronaca e immagini della campagna di Russia nel diario dell’autiere scledense Lino Sassaro (188° Autoreparto pesante)
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I sacrifici e le fatiche degli autieri in guerra, solitamente poco trattati dalla storiografia ufficiale, in un volume che ha origine dal piccolo diario redatto dal caporale scledense Lino Sassaro e dal suo album fotografico, ricco di 200 fotografie inedite: immagini preziose capaci di documentare non solo la vita militare di chi le scattò e dei suoi commilitoni, ma anche paesaggi, città e popolazioni. Uno sguardo diverso, più umano se si vuole, su una campagna tragica, raccontata attraverso le vicende degli autieri del 188° Autoreparto pesante: due anni di ininterrotto servizio a macinare migliaia di chilometri su piste sovente impraticabili, nell’opprimente calura dell’estate come nel rigido inverno russo, soffocati dalla polvere oppure attanagliati dal gelo, o ancora bloccati da bufere di neve o da un fango capace di inghiottire e trattenere in una morsa ferrea qualsiasi veicolo. Rykovo, Stalino, Kharkov, Voroscilovgrad, Novomoskovsk, Petropavlovka, Pavlograd, Kamenskoje, Zaporozje, Grishino, Krasnograd, Koviac, Bereka, Jefremovka, Merefa, Starekovka, Lozovaja, Panteleimonovka, Nikitino, Debalzevo, Chanschenkovo, Jassinovataia: nomi di città e villaggi che tutti gli autieri hanno conservato indelebili nella loro memoria.

ATTRAVERSO DUE GUERRE  Le Opere Pie dai primi del ‘900 al nuovo ospedale
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Le Opere Pie scledensi nel primo cinquantennio del Novecento: dalla donazione di Villa Rossi a Santorso nel 1905, poi adibita a nuova sede dell’Orfanotrofio, alla costruzione del nuovo Ospedale cittadino, inaugurato nel 1956, la storia sociale di una città rivissuta attraverso i documenti originali. Un percorso, durato cinque lustri, capace di cambiare volto all’assistenza cittadina: dai conflittuali rapporti con le istituzioni al dramma della Grande Guerra con l’Ospedale in prima linea nell’accoglimento dei militari feriti, dal difficile ritorno alla normalità dopo il conflitto all’impronta del fascismo nelle politiche assistenziali e educative, dalla crisi finanziaria e strutturale degli anni Trenta, innescata dalla onerosa costruzione del padiglione tubercolosi, all’autarchia ospedaliera per chiudere, infine, con amministratori, medici e ricoverati risucchiati nel vortice di una nuova guerra fino alla definitiva ricostruzione.

I GEOLOGI DI HIMMLER  L’SS-Wehrgeologen-Bataillon 500 tra Veneto e Trentino: dalla rappresaglia della Laita (Tretto di Schio, 30 novembre 1944) all’ipotesi Pedescala
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Cosa ci fa un misterioso battaglione di geologi delle SS sulle montagne venete e trentine nell’ultimo inverno della 2ª guerra mondiale? Quali sono i suoi incarichi nell’ambito della costruzione della Blau Linie, la linea fortificata che dovrebbe fermare l’avanzata delle armate alleate sulle Prealpi? E ancora, che ruolo ebbero i suoi uomini a fine novembre 1944 nella rappresaglia di contrada Laita, sull’altopiano del Tretto, nell’Alto Vicentino? E che parte potrebbero avere avuto, qualche mese dopo, nel terribile massacro di Pedescala e Settecà che insanguinò la Val d’Astico durante la ritirata della Wehrmacht? Infine, chi erano veramente quegli studiosi in divisa? E soprattutto, che legami avevano con gli scavi archeologici condotti negli anni Trenta per volere del Reichsführer Heinrich Himmler, fanatico dell’occulto e della storia degli antichi popoli germanici? Dal sepolcro di re Enrico nel castello di Quedlinburg alla caserma SS di Langenhorn-Amburgo, dalle spiagge del Vallo Atlantico alle creste dell’Alto Garda, dalle rampe di lancio delle V1 sul Pas-de-Calais alle vallate e agli altopiani attorno al massiccio del Pasubio, l’indagine rivela, tra imboscate partigiane, spietate ritorsioni e scoppi di mine, la storia misconosciuta dell’SS-Wehrgeologen-Bataillon 500 e dei tanti italiani che ne fecero parte. Con una certezza ed un punto interrogativo: la chiusura del cerchio attorno all’eccidio della Laita, uno dei tanti drammi dimenticati tra quelli accaduti nell’Italia occupata nel biennio 1943-1945, e l’ipotesi, storicamente nuova ed inquietante, che i geologi di Himmler non siano stati estranei alla scellerata carneficina andata in scena in riva all’Astico a guerra praticamente finita.

DIECI GIORNI DI GUERRA  22 aprile - 2 maggio 1945: la ritirata tedesca e l’inseguimento degli Alleati in Veneto e Trentino
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Aprile 1945: la Linea Gotica viene sfondata dal 15° Gruppo d’Armate e le truppe alleate dilagano nella pianura Padana. 22 aprile: a Recoaro Terme, nel Vicentino, i maggiori esponenti politici e militari tedeschi operanti in Italia decidono, all’insaputa di Hitler, la resa del Gruppo d’Armate C e l’invio di plenipotenziari a Caserta per la firma della capitolazione. 2 maggio: la 10ª e la 14ª Armata tedesche depongono le armi di fronte alla 5ª Armata americana e all’8ª Armata britannica. Nel mezzo, dieci giorni di combattimenti accaniti vedono agitarsi sul suolo del Veneto, tra ritirate disperate e avanzate rabbiose, tra imboscate dei partigiani e feroci rappresaglie sulla popolazione civile, un groviglio di centinaia di migliaia di uomini, mezzi, armi, animali, feriti, cadaveri. "Dieci giorni di guerra" è soprattutto una storia vista dal basso: attraverso gli occhi dei carristi che liberano Verona e Vicenza o delle truppe da montagna americane che combattono sul lago di Garda, nei racconti dei fanti neozelandesi che irrompono nel Padovano e Veneziano o in quelli dei marò italiani che difendono accanitamente ogni guado, nelle cronache dei granatieri tedeschi che si aprono la strada combattendo nel Trevigiano e Bellunese o dei paracadutisti che passano a nuoto il Po e l’Adige e tentano di raccogliersi a Schio, ultima meta prima del miraggio salvifico delle Alpi innevate, si delinea un affresco gigantesco e drammatico, carico di orrori ed eroismi, di regole spietate e sprazzi di umanità. Gli ultimi giorni della 2ª Guerra Mondiale in Italia come non erano mai stati raccontati. - Vedi lo Speciale sul libro

COSI' ERAVAMO  Thiene - Obiettivo sulla storia
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La pubblicazione fa parte di un trittico - libro, mostra fotografica, film documentario - che ripercorre la storia di Thiene, cittadina dell’Alto Vicentino, attraverso la ricostruzione di sei epoche storiche caratterizzate da fatti o personaggi entrati nella memoria collettiva della comunità. Una ricostruzione realistica, visto che per ogni periodo sono state ricreate con attori e costumi scene storiche di quei tempi. "Così Eravamo" ne presenta fedelmente le tappe, illustrate da fotografie, didascalie e testi di accompagnamento. Si parte dal capitolo dedicato a "Thiene 1492", che ricorda i fatti legati alla concessione del mercato franco, per passare poi a "La peste del 1630"di manzoniana memoria, che tante vittime provocò anche a Thiene e a "L’insurrezione del 1809" da parte del contado durante l’occupazione napoleonica. Il secolo scorso propone "La prima guerra mondiale" vista dai thienesi, esposti ai rischi e alle conseguenze derivanti dal fatto di trovarsi nelle immediate retrovie del fronte; "Arturo Ferrarin", il famoso pilota che compì, primo al mondo, l’impresa della trasvolata Roma-Tokio; "Giacomo Chilesotti", eroe della Resistenza e medaglia d’oro ucciso nell’aprile del 1945.

IL MISTERO DELLA MISSIONE GIAPPONESE  Valli del Pasubio, giugno 1944: la soluzione di uno degli episodi più enigmatici della guerra nell’Italia occupata dai tedeschi
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Cosa ci fanno due giapponesi nel vortice della guerra civile italiana? Chi è l’affascinante signora che li accompagna? Quali segreti militari nascondono i tre, catturati dai partigiani della temuta "Valanga" che opera ai piedi del monte Pasubio? E ancora: chi è il misterioso colonnello che si mette alla ricerca della donna? Cosa celano il suo passato, l’amicizia con la principessa Maria Josè di Savoia, i suoi contatti con i partigiani del Piemonte? È una vicenda degna di un romanzo quella che si nasconde dietro l’agguato agli "ambasciatori" giapponesi, avvenuto nel giugno del 1944 in Val Leogra, nel Vicentino. Negli stessi frangenti, per un’incredibile coincidenza (ma lo è davvero?), l’Addetto navale della Marina imperiale del Nippon è vittima di un’imboscata in Toscana, a centinaia di chilometri di distanza. Gli autori aprono uno squarcio sui poco conosciuti rapporti tra Fascismo e Sol Levante, sulla migrazione da Roma della legazione nipponica dopo l’8 settembre, con meta Merano, Venezia e Cortina d’Ampezzo, sulla drammatica lotta che incendiò le montagne fra Veneto e Alpenvorland. Tra agguati e regolamenti di conti, rastrellamenti e rappresaglie, indagini e trattative che coinvolsero le massime autorità tedesche e fasciste, il tempo restituisce oggi intatto uno scenario di incredibile complessità. E finalmente, a 60 anni dai fatti, la soluzione del mistero della Missione giapponese. - Vedi lo Speciale sul libro

ASCOLTANDO RADIO LONDRA  Il diario di Leone Fioravanti 1943-1945
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Ascoltare Radio Londra e le altre emittente alleate era severamente proibito, col corredo di sanzioni severissime, dal governo di Salò. Lo scledense Leone Fioravanti, negli anni dell’occupazione tedesca, se ne infischiava: prevaleva in lui il desiderio di sapere cosa succedeva veramente in giro per il mondo, sui vari fronti di guerra. Alla sera, con un ricevitore assemblato artigianalmente dopo che i tedeschi avevano requisito gli apparecchi radiofonici, si sintonizzava sulle varie stazioni e ascoltava bollettini e giornali radio, annotando notizie che confrontava con quelle diramate dai bollettini fascisti e nazisti per poi stenderle e commentarle in un diario personale, assieme alla cronaca di quanto accadeva nel Vicentino in quei drammatici mesi. Sulla base di questo manoscritto, viene descritto uno spaccato inedito della guerra, specchio autentico di ciò che significava la vita in un regime d’occupazione, nel corso di un conflitto disastroso e fratricida, col terrore dei bombardamenti aerei sempre incombente, con la fame e la miseria dilaganti.

UN PAESE IN TRAPPOLA  Occupazione, Fascismo e Resistenza a Torrebelvicino (1943-1945)
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Un paese in trappola è Torrebelvicino, centro dell'Alto Vicentino posto in una posizione strategica all'imbocco della Valleogra, via di comunicazione preziosa per l'occupante tedesco. Requisizioni, coprifuoco, turni di guardia forzati, precettazioni per il lavoro alla Todt, invio nelle fabbriche del 3° Reich, sabotaggi, agguati, scontri a fuoco, rastrellamenti, rappresaglie, arresti e torture, vendette sommarie: venti mesi bui sullo sfondo del drammatico biennio 1943-1945 comune a tutta l'Italia occupata. Ma anche una storia di fatti nuovi, finora sconosciuti: la presenza e l'operato della Legione d'assalto Tagliamento del colonnello Merico Zuccari; i militari indiani della Legione India Libera, combattenti con la Wehrmacht; il capitano Franz Holl, l'ufficiale gentiluomo al capo della Ortskommandantur turritana: una figura da romanzo; la ritirata tedesca e del Btg. Fulmine della X Mas.

L’ULTIMA BATTAGLIA  La conclusione della guerra a Schio e nell’Altovicentino nel diario del maggiore dei paracadutisti Otto Laun 22-30 aprile 1945
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Il libro si basa su di un diario inedito, rimasto sconosciuto per quasi 60 anni. È quello del maggiore dei paracadutisti Otto Laun, che dall’inverno 1944-45 comandava la "Scuola per armi congiunte" dislocata a Schio (Vicenza), in cui venivano addestrati gli ufficiali ed i sottufficiali trasferiti dalle unità di terra della Luftwaffe e dalla fanteria prima che venissero inviati al 1° Corpo paracadutisti sul fronte appenninico. Il 22 aprile 1945, quando l’arretramento delle armate tedesche dal fronte del Po era già iniziato, Laun ricevette un ordine perentorio dal generale Heidrich: doveva tenere aperta a tutti i costi la "porta" di Schio, per consentire il passaggio dei resti della 1ª e della 4ª Divisione paracadutisti nella loro marcia verso il Trentino e la salvezza. L’ufficiale dovette confrontarsi con le formazioni partigiane che controllavano la Valleogra, in un crescendo di tensione, scontri e giochi dentro le quinte sfociati nella battaglia del 29 aprile 1945.

UNA CITTÀ OCCUPATA (VOL. III)  Schio - Val Leogra settembre 1943 - aprile 1945
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Volume che chiude la trilogia di "Una città occupata". L’analisi focalizza sull’ultimo periodo dell’occupazione tedesca a Schio e in Val Leogra, dall’ottobre 1944 all’aprile 1945. Ecco dunque l’operato della Legione "Tagliamento", della 1ª Wachkompanie "Ettore Muti", della Brigata Nera "Faggion"; l’affollamento massiccio delle abitazioni della zona, soffocata dal continuo afflusso di profughi e reparti militari; l’invio coatto di lavoratori nei territori del 3° Reich e nei cantieri della Todt, nonché dei prigionieri politici nei campi di concentramento; i rastrellamenti autunnali e la grossa operazione a Monte di Malo-Monte Piano; l’attività aerea alleata culminata col bombardamento del Lanificio Rossi il giorno di S. Valentino; la "notte dei fuochi", l’offensiva partigiana in vista dell’attacco finale; la ritirata tedesca e la battaglia del 29 aprile. Un capitolo è dedicato all’Eccidio del 7 luglio 1945.

UNA CITTÀ OCCUPATA (VOL. II)  Schio - Val Leogra settembre 1943 - aprile 1945
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Secondo volume di un’opera che analizza il periodo dell’occupazione tedesca nell’Alto Vicentino. In questo tomo sono presi in considerazione i mesi centrali del 1944, da maggio a settembre, quando esplose con virulenza lo scontro armato tra le formazioni partigiane della zona e l’occupante tedesco affiancato dai reparti militari della Rsi. Vengono quindi trattati: la genesi dei gruppi resistenziali, guidati dagli antifascisti locali e riforniti dagli aviolanci alleati; i primi rastrellamenti in Val Leogra, culminati nell’operazione di Vallortigara (17 giugno 1944); la reazione partigiana sviluppatasi in un mese infernale di attacchi, sabotaggi, agguati; la predisposizione da parte tedesca del Settore di Sicurezza "Vicenza-Nord", a capo del capitano Buschmeyer, comandante del 263° Ost-Bataillon stanziato a Marano; le rappresaglie di Poleo e Torrebelvicino; il ciclo dei grandi rastrellamenti incominciato in Val Posina a metà agosto ’44).

UNA CITTÀ OCCUPATA (VOL. I)  Schio - Val Leogra settembre 1943 - aprile 1945
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Il libro, primo volume di una serie di tre, ricostruisce in maniera approfondita i mesi iniziali dell’occupazione tedesca in Val Leogra (Alto Vicentino) e particolarmente a Schio, città industriale conteggiante all’epoca 23.000 abitanti. Il periodo coperto va dall’8 settembre 1943 all’aprile 1944. Tra gli argomenti trattati: l’assalto notturno tedesco e il disarmo del 2° Btg. del 57° Fanteria italiano che presidiava la città; la rigida amministrazione del capitano delle SS Indenbirken; la militarizzazione dell’imponente apparato industriale della zona; la dura politica di requisizione applicata dall’occupante nei confronti della popolazione civile; la rinascita politica e militare del Fascismo locale; la figura del Commissario Prefettizio Giulio Vescovi, tipica figura di dirigente "normalizzatore"; il "tradimento" del clero e di parte della borghesia nei confronti della Repubblica sociale; gli scioperi operai della prima settimana di marzo ’44.

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© Luca Valente 2004-2008