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Speciale
  SPECIALE: I GEOLOGI DI HIMMLER

L'SS-Wehrgeologen-Bataillon 500 tra Veneto e Trentino

La premessa al volume

Rassegna stampa

Calendario delle presentazioni

Galleria fotografica

copertina

L'SS-Wehrgeologen-Bataillon 500 tra Veneto e Trentino


benito

L'SS-Schütze Wainer Novellini del Wehrgeologen-Bataillon 500, la cui uccisione fu all'origine della rappresaglia della Laita

Cosa ci fa un misterioso battaglione di geologi delle SS sulle montagne venete e trentine nell'ultimo inverno della 2ª guerra mondiale? Quali sono i suoi incarichi nell'ambito della costruzione della Blau Linie, la linea fortificata che dovrebbe fermare l'avanzata delle armate alleate sulle Prealpi? E ancora, che ruolo ebbero i suoi uomini a fine novembre 1944 nella rappresaglia di contrada Laita, sull'altopiano del Tretto? E che parte potrebbero avere avuto, qualche mese dopo, nel terribile massacro di Pedescala e Settecà che insanguinò la Val d'Astico durante la ritirata della Wehrmacht? Infine, chi erano veramente quegli studiosi in divisa? E soprattutto, che legami avevano con gli scavi archeologici condotti negli anni Trenta per volere del Reichsführer Heinrich Himmler, fanatico dell'occulto e della storia degli antichi popoli germanici?
Dal sepolcro di re Enrico nel castello di Quedlinburg alla caserma SS di Langenhorn-Amburgo, dalle spiagge del Vallo Atlantico alle creste dell'Alto Garda, dalle rampe di lancio delle V1 sul Pas-de-Calais alle vallate e agli altopiani attorno al massiccio del Pasubio, l'indagine rivela, tra imboscate partigiane, spietate ritorsioni e scoppi di mine, la storia misconosciuta dell'SS-Wehrgeologen-Bataillon 500. Con una certezza ed un punto interrogativo: la chiusura del cerchio attorno all'eccidio della Laita, uno dei tanti drammi dimenticati tra quelli accaduti nell'Italia occupata nel biennio 1943-1945, e l'ipotesi, storicamente nuova ed affascinante, che i geologi di Himmler non siano stati estranei alla scellerata carneficina andata in scena in riva all'Astico a guerra praticamente finita.

La premessa al volume

Sono passati quasi 63 anni dalla rappresaglia della Laita, piccola contrada dell'altopiano del Tretto che un freddo giorno di novembre del 1944 cessò praticamente di esistere. Un partigiano aveva ucciso lì vicino un militare tedesco e per ritorsione le case e le stalle furono date alle fiamme dopo essere state razziate, cinque capifamiglia vennero uccisi e altri uomini furono arrestati, mentre i rimanenti abitanti, perlopiù donne rese vedove e figli diventati di colpo orfani, dovettero cercare ospitalità altrove presso parenti ed amici, terrorizzati, in un inverno gelido e pieno di fame. Solo dopo la fine della guerra la contrada venne ricostruita, ma se i danni materiali si poterono riparare non fu lo stesso per le vite perdute.
Oggi di quel tragico episodio, uno dei tanti accaduti durante l'occupazione tedesca nel biennio 1943-1945, si sa poco o nulla. Qualche libro, a molti lustri di distanza, gli ha dedicato qualche pagina: troppo poco per ricostruire cosa successe veramente il 29 ed il 30 novembre 1944, per capire il perché di una ritorsione spietata contro persone innocenti da parte dei soldati tedeschi. Troppo poco per rispondere ad alcune domande che chiunque si sia accostato a questo episodio naturalmente si è posto, e ad una sopra tutte: chi eseguì la rappresaglia? Quale reparto ne fu responsabile? Trovare risposte: ecco la scintilla che ha mosso il motore di questa ricerca. E di risposte ne sono arrivate, anche sorprendenti. Come la presenza sulle montagne tra la provincia di Vicenza e quella di Trento di un battaglione di geologi delle Waffen-SS, il ramo militare delle Schutzstaffel create da Heinrich Himmler.
Si trattava di una particolare unità del genio, specializzata nella costruzione di opere difensive e sabotaggi alle vie di comunicazione, trasferita appositamente dalla Francia per contribuire all'approntamento dell'ultima linea difensiva della Wehrmacht in Italia, la "Blau Linie". Nelle sue fila, tra gli ufficiali, militavano diversi studiosi e accademici che avevano indossato la divisa e i cui destini furono condizionati dallo scoppio della guerra. Tra loro, addirittura, qualcuno era stato direttamente al servizio di Himmler negli anni Trenta, all'epoca della campagna di scavi archeologici condotta per volere del Reichsführer delle SS al fine di attualizzare e glorificare in chiave propagandistica il passato degli antichi popoli germanici...


patto
patto

La 2ª Compagnia del Wehrgeologen-Bataillon sfila a Valli del Pasubio il 2 dicembre 1944 per il funerale di Wainer Novellini; permesso d'alloggio del plotone stanziato a S. Ulderico di Tretto


Rassegna stampa

[...] Quel che però colpisce maggiormente è un altro aspetto: la predominante presenza tra gli ufficiali di laureati in discipline geologiche ed archeologiche d'età superiore alla media se rapportata al grado. Un reparto composto quindi di studiosi in divisa a partire dal suo comandante, Rolf Höhne. Rolf Höhne, nato il 26 settembre 1908, aveva studiato geologia e storia preistorica all'università, accostandosi ben presto alle SS ed al loro capo Heinrich Himmler, uno degli uomini più potenti della Germania nazista. Himmler aveva voluto fare delle SS un corpo d'elite razziale, i cui elementi, di attestato sangue ariano, costituivano la garanzia eugenetica per un'espansione tedesca ad est sulle orme di Enrico l'Uccellatore, il mitico re franco che nel 933 a Riade presso il fiume Unstrut aveva respinto i magiari, ponendo le basi per la fondazione del Sacro Romano Impero. Himmler se ne credeva la reincarnazione e, per promuovere un vero e proprio culto del sovrano, diede incarico ad alcuni archeologi, guidati proprio da Rolf Höhne, di cercarne i resti a Quedlinburg, cittadina a sud di Magdeburgo dove il re aveva a lungo soggiornato...

(Il Corriere Veneto, 24 aprile 2007)


[...] La rappresaglia fu originata dall'uccisione di Wainer Novellini, un milanese conosciuto come "l'interprete" e arruolato tra le fila del battaglione. Il giorno prima dell'eccidio aveva catturato un partigiano, Ermenegildo De Rizzo detto "Polenta", che si era però ribellato e l'aveva ammazzato, scatenando la vendetta tedesca. Il 30 novembre, quindi, il plotone di S. Ulderico di Tretto si recò alla Laita, radunò gli abitanti della contrada nelle stalle e fucilò i cinque capifamiglia, Antonio Calgaro, Antonio Frizzo, Albino Frizzo, Cesare Frizzo e Luigi Frizzo, quattro sul posto e il quinto mentre cercava di scappare. Uno strascico ci fu qualche mese dopo, il 13 maggio del '45, quando a Valli i partigiani presero e giustiziarono Cesare Lombardini, senese e sembra grande amico dell'"interprete", a sua volta arruolato tra i tedeschi e accusato di aver partecipato all'eccidio. [...] Tra i documenti conservati nel vecchio Comune del Tretto compare un numero di posta militare, il Feldpostnummer che in tempo di guerra era l'unico elemento distintivo di un reparto. Lo stesso numero che si ritrova anche negli archivi di altri Comuni, dal comando di Folgaria a Brentonico, da Ala a Torbole, dove il Wehrgeologen-Bataillon 500 aveva distaccato le sue compagnie; e quel numero permette ora di risalire al reparto corrispondente, confermando che si trattava proprio del misterioso battaglione di specialisti del genio...

(Il Giornale di Vicenza, 27 aprile 2007)



Particolare di un attaccapanni lasciato dalla 2ª Compagnia a Valli del Pasubio; medaglia commemorativa di Quedlinburg per i mille anni della morte di re Enrico I l'Uccellatore


Calendario delle presentazioni

  • Schio (VI). Venerdì 27 aprile 2007, ore 21, palazzo Fogazzaro



presentazione

In programmazione:

  • Thiene (VI)

  • Torrebelvicino (VI)

  • Valdagno (VI)

  • Torbole (TN)

  • Mori (TN)


Galleria fotografica


                  

                 
 
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