Dopo aver analizzato nella prima parte le modalità di espressione e ricezione della parola tra i soggetti coinvolti nello scambio, e aver compreso come l’utilizzo consapevole delle parole sia direttamente proporzionale allo sviluppo della coscienza individuale e alla sua connessione al Tutto, torniamo in questa seconda parte al più prosaico mestiere dello scrittore.

 

Scrivere in “presenza”

Trovo stimolante lasciarsi guidare dall’ispirazione, in un atteggiamento di resa verso aspettative e schemi mentali che rende libero e gioioso il flusso creativo.
Spesso solo rileggendo mi rendo conto dell’esito felice di un testo o di un passaggio, come se durante la sua scrittura non fossi stato realmente presente.
O, forse, ero in verità “più” presente.

 

Dis-identificazione letteraria

Questa comprensione è significativamente maggiore quando mi capita di ascoltare una lettura ad alta voce di un mio brano, tanto da rendermi difficile, all’inizio, un’identificazione tra la mia persona e il contenuto e lo stile del linguaggio.
Nasce allora una sorta di stupore, libero da compiacimenti per la percezione (sempre soggettiva) della bontà dello scritto: un sentimento misto di gratitudine e ammirazione per la magia della parola, per la sua qualità evocativa, per la sua capacità di trasmettere idee, sentimenti, stati d’animo, emozioni, sogni, visioni; per il suo grande potere, in definitiva, a nostra disposizione in ogni momento.

 

Attivare connessioni…

Credo dunque che la lettura di un libro, a prescindere dalla sua oggettiva qualità letteraria e dai gusti personali, e ancora di più la lettura ad alta voce, possano regalare a chi ne usufruisca un momento non solo di svago, ma di intima connessione tra esseri simili: chi ascolta, chi legge, chi ha scritto e, a un livello superiore, l’intera comunità umana.

 

… per farci sentire vivi

Ovvero – e questo risulta molto utile, per esempio, nella relazione d’aiuto – risvegliando un rassicurante senso di appartenenza e soprattutto ricordandoci l’esperienza di essere vivi, ma non soli: specie di fronte alle difficoltà (fisiche, psicologiche, esistenziali) che tutti, in quanto appunto esseri umani, siamo chiamati ad affrontare e superare.

 

P.S. Questo testo è stato scritto in origine per una tesi di diploma in counseling intitolata “Lettura ad alta voce e counseling. Il contributo della letteratura nella relazione d’aiuto”. Ringrazio l’amica Alessandra Corà che me l’ha chiesto, dandomi la possibilità di esprimere il mio pensiero a riguardo.