I romanzi storici:

“Indagine 40814” e “Un posto migliore”

Questi due romanzi, scritti ormai parecchi anni fa, hanno rappresentato per me un momento di transito importante, il passaggio dalla saggistica storica alla narrativa: il primo è un giallo/thriller contemporaneo che però affonda le sue radici in altre epoche, il secondo un romanzo storico a tutti gli effetti. In entrambi, tuttavia, le vicende del passato sono funzionali all’offrire al lettore una prospettiva più ampia.

Storia e invenzione. Fatti documentati e fiction. E uno sguardo tra le righe verso una dimensione “altra”, invisibile.

Partiamo da Indagine 40814.

 

La trama principale – ci sono un assassino seriale (che si firma col numero del titolo) e uno storico e una giornalista che indagano sui suoi delitti – si svolge nel 2006, ma tutto ha origine in pieno Medioevo, quando una carovana di monaci fugge dalla Baviera e dalle orde ungare, e assume connotati forieri di sventura con gli scavi archeologici di un misterioso battaglione di SS durante la 2ª Guerra mondiale sulle montagne venete. Fatti realmente accaduti e fonte d’ispirazione per una trama inventata, il cui scopo esteriore è l’intrattenimento attraverso l’indagine e la risoluzione dell’enigma.

 

Se avvenimenti storici, ambientazioni, misteri e colpi di scena costituiscono gli ingredienti tradizionali della narrazione, condita da sentimenti e stati d’animo dei protagonisti, un altro “personaggio”, infatti, agisce tra le quinte, sottotraccia. È una sorta di destino, di autorità superiore; non un fato capriccioso, però, bensì un testimone imparziale delle vicende degli uomini, eppure presente nel metterli in connessione tra loro attraverso segnali capaci a volte di superare i confini di spazio e di tempo. Questo è il secondo livello di lettura, ed è ciò che più mi interessa mettere in luce.

Le strane coincidenze, i fenomeni inspiegabili, il ruolo dell’inconscio e i messaggi onirici presenti nel romanzo offrono sempre una doppia possibilità: la strada della razionalità o quella dell’intuito. C’è sempre una scelta e in questo siamo liberi.

Perché la responsabilità di ciò che facciamo – e prima ancora in cosa credere – è solo nostra e la esercitiamo costantemente. In ogni momento possiamo decidere come vivere e come agire, possiamo essere vittime o carnefici, coraggiosi o codardi, spietati o compassionevoli, generosi o egoisti. Non siamo mai sempre gli stessi, anche se amiamo giudicarci, affibbiarci etichette e assegnarci ruoli che per comodità vorremmo immutabili.

 

La Storia, d’altra parte, è “maestra” in questo, soprattutto a dividere tra buoni e cattivi. Siamo uomini, semplicemente, né angeli né demoni, eppure siamo capaci di tutto, nel bene e nel male, spesso facendo oggi l’uno e domani l’altro (chi ha letto il libro e ricorda la vicenda del capitano Stein con Agnese, sa cosa intendo). Ma saremo sempre e comunque schiavi di istinti e programmi mentali, almeno fino a quando non avremo imparato a fidarci della nostra voce interiore e a esercitare il nostro reale potere. I segnali che ce lo ricordano, come volevo fosse chiaro al lettore, nel romanzo abbondano.

Gli aspetti più significativi di Indagine 40814 sono presenti anche in Un posto migliore.

 

Qui abbiamo a che fare con una vicenda corale e composita, ispirata a una tragica storia d’amore e di morte (realmente accaduta e già di per sé degna della penna di un romanziere). Gli avvenimenti drammatici del Novecento italiano, dal primo al secondo grande conflitto mondiale, fanno da sfondo alle vicissitudini di un gruppo famigliare altoborghese – un ufficiale degli alpini legato da personale amicizia alla principessa Maria José di Savoia, la moglie e le giovani figlie – che viene coinvolto in una pericolosa spy-story (c’entrano un’arma segreta e una misteriosa missione giapponese) e schiacciato dai crudeli ingranaggi della guerra.

 

Quando venni a conoscenza di quei fatti, oggetto di studio in un mio precedente saggio storico, ne rimasi molto colpito: erano l’esempio perfetto della tragicità, inutilità, stupidità, fatalità, ingiustizia, insensatezza e assurdità della guerra (ho abbondato con le definizioni appositamente, per enfatizzare il concetto). Eppure, osservandoli da un’altra angolazione, tutto appariva suggerire un disegno, una trama non casuale, un paradigma “perfetto” delle virtù e delle miserie umane. Non ho fatto altro che romanzare una storia struggente quanto singolare, arricchendola di particolari e sviluppi e rendendo visibile in filigrana l’ordito nascosto.

 

Il lettore lo scopre infatti poco a poco, non solo per le “coincidenze” e gli indizi a volte allusivi verso qualcosa di trascendente disseminati qui e là, ma soprattutto perché, pagina dopo pagina, gli viene svelato come tutti i personaggi, in un modo o nell’altro, siano tra loro legati. I destini di ciascuno, insomma, sono intrecciati con quelli altrui, nella buona come nella cattiva sorte, che si tratti di una meravigliosa storia d’amore o di una feroce inimicizia. In entrambi i casi, “finché morte non vi separi”.

Siamo tutti connessi tra noi e a un qualcosa di più grande, nella vita come nella trama di un romanzo. E cos’è la letteratura, se non lo specchio delle nostre esistenze? A maggior ragione in un intreccio dove si mescolano realtà e immaginazione, rendendo difficile ristabilire i rispettivi confini, forse a volte presenti solo nella nostra testa.

Una storia così toccante non può non indurci alla riflessione su chi siamo veramente e sul significato del nostro esistere. Perché lo stiamo cercando tutti, un “posto migliore”.